Allineamento

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Gli articoli di Sexual Polarity

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Buona lettura!

Sonia

 

N. 25 - Amore ed autostima

 

Qualche giorno fa un mio cliente mi ha detto che non si trova a suo agio con le donne perché ha poca autostima. Questo è qualcosa che sento dire spesso anche dalle donne: ci sono donne bellissime che si fanno problemi per alcuni dettagli fisici di minima importanza, o donne davvero speciali che pensano di non essere all’altezza di stare con gli uomini che desiderano.

Io non sono certa che esista l’autostima come concetto a sè stante, ma ho la certezza che, se esiste, certamente non deriva dall’aderire a modelli esterni quanto dall’essere fedeli a se stessi.

Se ci pensi un modello esterno è di per se irraggiungibile: se cerchi di aderire a qualcosa di diverso da ciò che sei, per quanto tu sia bella, o ricco, o brillante, o simpatica, o disinvolto, non lo sarai mai abbastanza… ci sarà sempre qualcuno che lo è più di te, o un momento o una situazione in cui, per quanto tu sia davvero così,  non lo sei abbastanza.

Conquistare l’autostima richiede un passaggio essenziale, ovvero capire che non ci sono modelli esterni a cui aderire.

L’attrattiva di una persona viene ridotta dall’insicurezza e l’insicurezza deriva dal pensarsi come non “in linea” rispetto ad una immagine esterna che noi crediamo sia necessario proiettare per essere attraenti. Quanto sarebbe più facile presentarsi agli altri non dovendo aderire a nessun modello?

In realtà i modelli esterni sono spesso falsati:

-          pensa alle donne bellissime che vedi sulle riviste. Anche se il soggetto fotografato esiste davvero, spesso quelle figure non sono reali, ma sono immagini rielaborate elettronicamente.

-          pensa a quegli uomini che appaiono così disinvolti con le donne: ne ho conosciuti molti e ti garantisco che nel privato sono fra le persone più insicure che abbia mai incontrato.

 

Ciò su cui è giusto concentrarci è che ognuno di noi ha delle sue caratteristiche specifiche che lo rendono interessante. Non predico il banale "Ognuno di noi è unico" , ma voglio portare la tua attenzione sul fatto che ognuno ha alcune caratteristiche che possono risultare estremamente attraenti per un partner, anche se non sono quelle codificate dal gusto "classico".

Ma c'è di più:

Ciò che attira gli altri non è tanto un insieme di doti presenti in una certa misura quanto un modo di proporsi all'esterno e quel modo dipende da come ci sentiamo rispetto a chi siamo.

E’ tanto più forte quanto più siamo in sintonia con la nostra identità profonda, insomma..il solito allineamento di cui parlo tanto.

 

Ti faccio un esempio:

Io mi considero carina ma non sono altissima e, mannaggia, mi sono sempre piaciuti uomini piuttosto alti: da quando avevo vent’anni non ho mai avuto compagni alti meno di 1,85.

Se fossi stata convinta che il fatto di non essere alta come una modella fosse un problema probabilmente non mi sarei mai avvicinata a loro.

In realtà, invece questo per me non è mai stato un problema perché sono sempre stata convinta che la mia statura non clamorosa non mi avrebbe danneggiato: ho una personalità piuttosto esuberante e quindi credo che se fosse racchiusa in un corpo troppo “ingombrante” sarei eccessiva.

Non ha molto senso, lo so, ma ho sempre creduto che un corpo più “in miniatura” mi fosse utile per limitare la mia esuberanza e “catalizzare” meglio un senso di protezione negli uomini che diversamente mi percepirebbero come una donna troppo forte. Non importa se questa convinzione risponde al vero o no, ciò che conta è che mi ha aiutato a conquistare gli uomini che volevo.

Lo stesso vale anche per te:

al di là dei modelli sociali (ricchezza, prestigio, disinvoltura) o estetici (altezza, seno, bocca, occhi) tu hai uno specifico set di caratteristiche che, associate con quel mix particolare che hai tu, possono essere interessanti ed attraenti per molte persone.

Si tratta di valorizzarli e vivere con tranquillità il proprio modo di essere. Questa secondo me è l’autostima.

 

Amore ed autostima… E tu cosa ne pensi?

Sonia G. Parvis

N. 20 - Imparare a fare spazio

Ciao,

hai mai pensato che per fare spazio a qualcosa di nuovo è necessario buttare via ciò che abbiamo di vecchio?

Ci pensavo ieri quando sono tornata a casa con un paio di scarpe nuove: sono rientrata, ho ammirato per qualche secondo le mie scarpe - bellissime, di quelle che vorresti mettere ogni giorno  - poi ho aperto il mio armadio-scarpiera ed ho inutilmente cercato un posto dove metterle.  La selva di scarpe che ho già – io sono un po’ maniaca, come molte donne -  mi impediva di trovare uno spazio in cui metterle in modo tale da poterle vedere ogni volta che devo decidere cosa indossare.  Una situazione banale che avrei potuto risolvere in due modi. Avrei potuto forzare la situazione ed infilarcele in qualche modo. Se l’avessi fatto avrebbero certamente seguito il destino di molte altre paia prima di loro: dopo averle indossate un paio di volte mi sarei dimenticata di averle comprate e, perse nel gran numero di scarpe, non vedendole facilmente, non le avrei più usate.

L’alternativa era quella di mettere da parte altre scarpe che non usavo da tempo e fare DAVVERO spazio alle scarpe nuove.

Sarà deformazione professionale, ma questa situazione mi ha fatto pensare a quelle donne, fra cui alcune mie amiche, che dicono di cercare una relazione e che poi passano le giornate in ufficio fino a tardi e le serate in casa a guardare la televisione, ad alcuni clienti che vivono da anni con qualcuno che non amano e si dicono pronti a lasciarlo quando “arriverà la persona giusta”, oppure a quegli uomini che saltano da una storiella all’altra dicendo che poi, quando arriverà “quella giusta”, cambieranno stile di vita…

Non sono  forse facce diverse della stessa situazione?

E’ proprio la situazione che spesso viviamo nella nostra vita: vogliamo cose nuove, ma spesso non facciamo posto per poterle accogliere. Questo vale anche per le relazioni: desideriamo una nuova relazione o portare cambiamenti in quella che abbiamo ma non “facciamo spazio” per le novità che ricerchiamo.

Anche se sembra razionale pensare di aggrapparci a ciò che abbiamo in attesa di ciò che desideriamo, in realtà non lo è. Ciò che c’è già occupa spazio, ovvero tempo ed energie, e ci ruba il tempo per ciò che vogliamo davvero. Un uomo che dedica il suo tempo a fare sempre nuove conquiste e trovata una donna è già in cerca di quella dopo, non si comporterà in modo da costruire con qualcuno un percorso insieme: rischia di restare incastrato in un gioco perenne di ricerca di qualcosa che non arriva. Una donna che si aggrappa al lavoro e alla casa, ovvero a ciò che le ha dato certezze fino ad ora, difficilmente dedicherà il suo tempo ad uscire, conoscere nuove persone, sviluppare quelle relazioni che possono creare le condizioni per far nascere un nuovo rapporto. La persona che si ostina a non tagliare definitivamente i ponti con una persona che non ama, rischia di non avere gli stimoli e la spinta per cercare una persona nuova che sia “quella giusta”.

Lo stesso vale per chi ha già una relazione e non la “libera” di questioni vecchie per far spazio a soluzioni nuove, per timore del cambiamento. Spesso per far spazio alle novità ci vuole la forza e l’intraprendenza per rischiare: lasciare ora quello che non funziona per far spazio a ciò che cerchiamo.

Far spazio richiede avere la forza di lasciare ciò che c’è senza sapere cosa verrà… Questo va fatto anche se quello che desideriamo non c’è ancora, anche se significa lasciare un vuoto per un po’, anche se implica abbandonare le nostre abitudini, anche se è doloroso per noi e per gli altri.

 Avere la forza di buttare il vecchio per far spazio al nuovo… E tu cosa ne pensi?

 Sonia G. Parvis

N. 13 - Dove vai?

Ciao ,

oggi, ascoltando una conversazione dei passeggeri seduti accanto a me sul Freccia Rossa stavo riflettendo su come, a volte, le persone perdano tanto tempo all’interno di relazioni che non le soddisfano  continuando a cercare di capire cosa c’è che non va.

Passano il loro tempo facendosi domande come: “cosa non funziona?”, “devo andarmene o restare?”, “cosa devo fare?”. Perdono tanto tempo nel dibattersi nei dubbi e non si pongono la domanda che potrebbe davvero guidarli verso le risposte che cercano ovvero “Cosa voglio veramente?”. Questo vale per le relazioni, ma anche per tutto il resto: il lavoro, una amicizia, ogni situazione della nostra vita.

In realtà la risposta giusta in assoluto, quando si tratta di capire se una situazione è quella giusta, non esiste: tutto dipende da cosa desideri tu, da cosa ti serve per stare bene. In altre parole anche l’uomo o la donna migliore possono essere giusti o sbagliati per te in base a quello vuoi. Così come il lavoro, la casa, e qualsiasi altra cosa importante per te.

Il punto di svolta c’è quando cominci a chiederti cosa vuoi davvero e poi trovi le risposte.Il passo dopo, quando sei in una relazione, è capire se quello che vuoi davvero puoi averlo con quella persona oppure no.

Nota che non ho detto che devi capire se HAI quello che vuoi, ma se PUOI AVERLO.

In altre parole, il fatto che tu ora non abbia qualcosa con una persona  non significa che non possa averlo, ma magari solo che non stai facendo le cose giuste per averlo. In altri casi invece è evidente che il tuo partner del momento non potrà mai darti ciò che vuoi: perché ciò che desideri non è nella sua natura, perché sai che per lui sono più importanti altre cose, perché ciò che desideri non è proprio nelle sue possibilità….

Il punto è: con lui, o con lei, ciò che desideri è possibile?

Non è necessario darsi tutte le risposte subito: quando una decisione è importante, è giusto prendersi il tempo che serve. Ciò che conta, Però serve cominciare a farsi le domande giuste e poi aspettare che le risposte arrivino.

All’inizio, spesso, non è facile darsi  le risposte: anche se sembra assurdo, effettivamente non è così scontato avere chiarezza circa ciò che si desidera davvero.

Ma questo è il passaggio essenziale: è la chiarezza sui tuoi desideri e bisogni che ti fa fare il salto di consapevolezza che serve.

Sapere cosa vuoi è alla base di tutto: è quello che chiamiamo allineamento, ovvero mantenere coerenza ed armonia fra chi sei e la tua vita, fra ciò che vuoi e la tua relazione.

Troppo spesso le persone fanno il contrario di ciò che è giusto fare, ovvero partono da ciò che c’è e stabiliscono ciò che vogliono sulla base di ciò che credono sia compatibile con la loro realtà.

Il processo giusto è quello che funziona in modo opposto, ovvero: decidere cosa si vuole, in assoluto, e sulla base di quello creare la propria realtà.

Applicando questo principio al mondo delle relazioni, si tratta di scegliere una relazione perché è adatta a portarti dove vuoi, e non decidere dove vuoi andare in base alla relazione in cui ti trovi.

Se sai risponderti alla domanda “Cosa vuoi davvero?”  capisci anche qual’è la tua strada. Il passo successivo è guardare  dove stai andando e se quella è veramente la direzione che desideri per te.

 Tu dove vai? Allineamento e decisioni… E tu cosa ne pensi?

 

 Sonia

N. 3 - Seduzione ed allineamento personale

Ciao,

oggi parliamo di seduzione.
Come a molte altre donne, a volte mi capita di essere contatta in facebook, sul mio profilo personale, da sconosciuti che mi inviano messaggi o cercano di avviare una discussione in chat. Leggendo le prime righe distinguo immediatamente le persone spontanee e quelle che si rifanno ai siti classici di seduzione: questi usano più o meno le stesse espressioni, le stesse tattiche… ad esempio posizionano il mio nome nelle frasi e lo ripetono più volte nello stesso identico modo in cui i “manuali” suggeriscono di farlo.

L’ultima volta che è accaduto, qualche giorno fa, mi sono posta una domanda: ha senso sedurre
utilizzando strategie? Oppure, ha senso cercare di cambiare noi stessi per piacere a qualcuno?
Può aver senso se l’obiettivo è quello di un rapporto occasionale in cui il gioco è solo attirare la persona in un modo qualsiasi, e per una volta sola, ma non ha alcun senso se l’obiettivo è stabilire una relazione personale di qualsiasi tipo (dal rapporto d’amore alla relazione sessuale che superi i due-tre incontri).

Se pensi all’origine latina del termine seduzione, intuisci facilmente che il concetto di se-durre è quello di condurre a se…ma allora perché sedurre mettendo in atto comportamenti ed atteggiamenti diversi da quelli che sarebbero spontaneamente i nostri? O perché cercare di cambiare noi stessi per piacere a qualcuno? Facendo così, conduciamo la persona che desideriamo non a noi stessi, ma qualcosa di diverso. Non ne vale la pena e ti spiego perché.

Innanzitutto mantenere atteggiamenti artificiali o cercare di piegare noi stessi ad una immagine diversa da quella reale è difficile nel medio periodo: crea troppa tensione che rischia di toglierti naturalezza e questa tensione viene percepita dall’altro.
Ma soprattutto: se desideri che qualcuno sia attratto da te, non ha nessun senso creare un te alternativo da proporre a questa persona. Se lo fai e funziona, questa persona sarà attratta dalla immagine artificiale di te: quando piano piano ti rivelerai per quello che sei veramente potranno accadere due cose. O la persona resterà con te e allora significa che la finzione che avevi messo in atto all’inizio non era necessaria, o la persona si troverà disallineata rispetto al vero te e allora potrebbe andarsene. Se dovesse accadere questo, ti renderai conto di aver preso in giro, non tanto l’altra persona ma te stesso.

Avrai perso tempo ad attirare e poi passare un pezzo della tua vita con una persona a cui non piacevi tu, ma un’immagine fittizia di te stesso. Chissà a quali altre occasioni più vere e più sane avrai rinuciato nel frattempo, per il fatto di stare con questa persona, ma soprattutto avrai rinunciato ad essere te stesso.

Io credo che sia essenziale evitare le persone che non ci accettano per come siamo, e cercare invece di attirare persone che sono interessate a chi siamo noi veramente, e che abbiano il potenziale per amarci come siamo, con i nostri gusti, con le nostre manie, con i nostri difetti, con i nostri pregi. In altre parole, che sappiano vedere ciò che di speciale c’è in noi e che ci distingue da tutti gli altri e sappiano amarci per quello.
Il punto forse è che noi per primi, spesso, pensiamo di non essere abbastanza e cerchiamo di fingerci diversi. Il punto è…per quanto tempo può reggere la finzione? E a che prezzo? E che occasioni perderemo mentre saremo impegnati a sostenere una recita destinata a non portarci da nessuna parte?

Seduzione ed allineamento personale … E tu cosa ne pensi?

Sonia

N.4 - In amore vince chi fugge?

 

Ciao,

per tanti anni da ragazzina mi sono chiesta se era vero il detto che “in amore vince chi fugge” La risposta mi è arrivata dopo molto tempo ed è “Si!”, ma in realtà il senso di questo “si” è tutto diverso.

In amore vince chi fugge… dalla rassegnazione, ovvero vince chi abbandona la convinzione, molto diffusa, che siccome le relazioni non possono essere perfette, allora è necessario prenderle così come sono.

Non è vero: cambiare non solo si può, ma si deve.
Fuggire non vuol dire fuggire dalle relazioni, ma significa:

- da un lato credere che sia possibile poter portare la propria relazione uno stadio superiore;

- da un altro, sviluppare la capacità di dire no quando il nostro partner supera i limiti che abbiamo stabilito essere quelli giusti per noi.

Non esiste la relazione perfetta e quindi dobbiamo accettare le cose come stanno…Non è vero! O meglio, è ovvio che la perfezione sia più una ricerca che una realtà, ma allo stesso tempo: dove sta scritto che una relazione debba essere accettata per quella che è?
Io, personalmente, non vorrei mai vivere un rapporto in cui il mio partner sta con me perché pensa che cambiare non è possibile o non conviene: vorrei vivere nella consapevolezza che io per lui, tutto considerato, coi miei pregi e coi miei difetti, sono la scelta migliore possibile. E penso che lui meriti lo stesso: meriti una persona che sta con lui perché lo ritiene – tutto considerato - la scelta migliore e non un insieme di cose che vanno accettate perché non c’è alternativa.

Io penso che la convinzione che, una volta costruito un rapporto duraturo, sia necessario accettarlo per com’è, resistere e tollerare derivi, in realtà, da convinzioni personali e da convinzioni sociali.

Prendi, ad esempio, le convenzioni sociali: è ovvio che una società che miri a preservare la stabilità famigliare tenda a far passare il concetto che tutte le relazioni hanno dei difetti, impongono sacrifici e che quindi la ricerca del cambiamento sia inutile.
In realtà è una prospettiva molto limitata: io credo che la stabilità dei rapporti sia invece rafforzata dalla consapevolezza delle proprie scelte.

Credo che cercare di essere soddisfatti del proprio rapporto emotivo, intellettuale, sessuale sia quello che davvero cementa un’unione.
Credo che la capacità di identificare i problemi e risolverli sia il vero stabilizzatore della famiglia.

Credo anche che la capacità di lasciare alle spalle un rapporto che è irrecuperabile, sia essenziale per garantire maggiore serenità a tutti i membri della famiglia.
L’importante è avere gli strumenti per fare tutto questo e purtroppo noi spesso non li abbiamo e non li abbiamo proprio perché siamo figli di quella stessa società conservatrice di cui parlavo prima. Una società basata sull’idea che la stabilità è garantita dalla rassegnazione, non sviluppa modelli di comprensione della realtà e strumenti per affrontare i problemi.

Se ci pensi: fin a piccoli ci offrono tante nozioni, ma che punti di riferimento ci vengono dati, nel nostro percorso di crescita, per sviluppare la nostra consapevolezza emotiva e sessuale?

Anche l’esempio non ci aiuta: le esperienze di coppia dei nostri genitori raramente possono esserci d’aiuto dal momento che i rapporti uomo-donna di oggi sono molto diversi da quelli di 30 anni fa.

Allora io credo sia un nostro preciso dovere ricercare la felicità nei rapporti emotivo-sessuali e dotarci delle conoscenze e degli strumenti per farlo.

In amore vince chi fugge…dalla rassegnazione?…E tu cosa ne pensi?

 

Sonia G. Parvis

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